'LEGITTIMA DIFESA'

La sera di sabato 15 novembre 2008, alcuni ragazzi sono stati vittime di un’aggressione fascista nel pieno centro di Bologna: tutto ciò è avvenuto nel cuore della città, nel pieno centro della città universitaria e non universitaria che in questi giorni invade le strade, se ne riappropria per gridare a voce alta i propri sogni e i desideri.

Questi sogni e desideri non coincidono con la programmazione sistematica delle nostre vite ad opera di una “classe dirigente”, la cui unica preoccupazione, in questo momento, è evitare in qualsiasi modo che il dissenso si espanda, che diventi veicolo e strumento di nuove idee, di nuovi e diversi modi di rimpossessarci delle nostre libertà, di poterle esercitare come e quando vogliamo, senza paura.

Provando a focalizzare l'attenzione sullo specifico fatto di violenza avvenuto, l’impressione che abbiamo è che gli episodi di violenza fascista/nazista sono un dato di reale sistematicità, che si esplicita nelle modalità di azione e negli “obiettivi” che vanno a colpire: il risultato agghiacciante e preoccupante, quindi, del processo costante di costruzione di odio e intolleranza da parte di persone dedite in maniera professionale al suo concepimento.

Le stesse persone che spesso si assurgono a detentori e profeti di un’idea e di un ideale di società alternativa, impossessandosi e facendo uso improprio di parole d'ordine, contenuti e modelli di condivisione sociale che appartengono a quelle donne e quegli uomini che una vera e concreta idea di società diversa la costruiscono quotidianamente.

Le stesse persone a cui è permesso, in maniera inaccettabile, di farsi portavoce pubblici e ben riconosciuti di un programma criminale legittimato che cerca di inficiare i nostri spazi di vita, di creazione, di condivisione e di lotta. Le stesse persone riconoscono come unico strumento di attuazione quello della violenza e dell’eliminazione del diverso.

La mentalità di queste persone negli ultimi mesi è stata in grado di produrre due morti e di segnare profondamente la vita di donne e uomini che questa società la vogliono vivere e la vogliono cambiare.

La spirale delirante di violenza a cui stiamo assistendo, non si genera unicamente dalla malsana “mente pensante” della destra estrema militante, la cui presenza ed espansione nei nostri territori viene tristemente confermata dalle cronache dei giorni e dei mesi scorsi.

Il processo di auto-legittimazione che cercano di presentare come dovuto, conquistato in nome delle libertà proprie di un sistema democratico, va invece ad evidenziare gli effetti più nefasti dei processi di esclusione sociale, a loro volta risultato schizofrenico delle cosiddette politiche securitarie.

Queste politiche, propagandate e messe in atto dalle amministrazioni guidate dai sindaci sceriffi, hanno prodotto, come unico risultato, l'incapacità di sapere osservare e leggere una società, come quella italiana, ormai costituita da una pluralità di moltitudini, negando e ostruendo il naturale processo di integrazione trasversale di tutte le soggettività, vecchie e nuove, che formano di fatto il tessuto sociale che ci circonda.

La normazione dei nostri corpi, la sovradeterminazione delle nostre vite, l'idea falsa e sbagliata che più restrizioni portino a città più vivibili, creano in maniera reale e ben visibile le profonde crepe nelle quali viscidamente vanno ad attecchire modelli di odio, intolleranza, disprezzo e rifiuto delle diversità.

Abba non è morto perché reo di essersi impossessato di un pacchetto di biscotti; Emanuel non è finito in ospedale perché poteva essere un elemento pericoloso; Nicola non è morto perché ha negato una sigaretta; i commercianti immigrati di Roma non hanno subito devastazioni da clienti impazziti per chissà quale motivo; gli studenti e le studentesse de La Sapienza non hanno subito attacchi perché, con un’equazione del tutto priva di senso, rappresentano l’opposto estremismo del medesimo fronte dissidente e violento.

Così come i ragazzi che l’altra sera a Bologna sono finiti in ospedale non sono stati picchiati selvaggiamente per puro caso o perché, come qualcuno ha osato sostenere, si sono trovati coinvolti in una banale rissa.

Le gravi lesioni riportate sono state causate da parte di un gruppo di nazisti ben noti alle forze dell’ordine di questa città per il loro attivismo di destra, che già in passato li ha resi protagonisti di simili azioni. Parliamo di un gruppo di balordi, alcuni dei quali hanno terribilmente mistificato la creazione musicale di messaggi di odio e che addirittura trovano, nel centro di questa città, locali i cui gestori sono ben disposti a mettere a disposizione le loro strutture per l’esibizione di uno dei gruppi musicali più conosciuti negli ambienti dell’estrema destra, i Legittima Offesa, il cui cantante, Luigi Guerzoni, è il responsabile provinciale per i giovani di Forza Nuova.
Lo stesso Guerzoni, negli anni 2002 e 2003 ha lavorato per il Comune di Bologna, ricoprendo l'incarico di responsabile per la gestione della sicurezza al parco dei Cedri.

Il proliferare del delirio neofascista non avviene solo sotto l'inquadramento partitico, che ambisce ad avere legittimità istituzionale, ma si muove anche sotto un profilo movimentista. L'occupazione di un edificio a Roma a fine dicembre 2003 sancisce, infatti, la nascita di Casa Pound, una sorta di quartier generale dei nuovi fascisti, la cui becera presunzione è quella di rivoltare l'essenza e la concezione dell'idea di centro sociale. Da allora, l'incontrastata espansione del movimento ha portato all'apertura di numerose sedi in Italia.

Una di queste si trova anche a Bologna, e più precisamente in Piazza di Porta Castiglione, a due passi dal centro della nostra città.

Dichiarando con forza l'inaccettabilità che individui estremamente pericolosi si occupino della sicurezza dei cittadini di Bologna o che sotto i nostri occhi venga coltivata l'idea di poter formare le nuove leve dell'odio, iniziamo allora non soltanto a riflettere su quanto accaduto.

Una prima e doverosa presa di coscienza deve portarci a denunciare pubblicamente, con forza, indignazione e rabbia che Bologna non accetta di vivere nella paura, che Bologna non può permettere a pochi soggetti di ledere le nostre libertà, i nostri corpi, i nostri sogni.

Bologna è una città che vuole riappropriarsi di tutto ciò che costituisce vita e vitalità. Bologna è una città in cui l'unica intolleranza possibile è quella nei confronti di razzisti, fascisti, sessisti, xenofobi.

Le compagne ed i compagni del TPO