BARTLEBY TORNA A CASA. LETTERA ALLA CITTà DI BOLOGNA

Eccoci qua, ricomincia a vivere un atelier della produzione artistica e culturale indipendente nel cuore di Bologna.
Bartleby: studenti, ricercatori, artisti e precari, un intreccio di relazioni, un progetto e una terza occupazione, una passione che ci spinge sempre in avanti.
Fino a immaginare una città nuova e differente da quella che negli ultimi anni abbiamo visto inaridirsi, stretta nella morsa dei divieti.
Abbiamo in mente una mappa disegnata da corpi che si muovono liberamente, da contaminazioni continue, a partire da quella materia viva che ha saputo resistere anche al cofferatismo, e che non ha mai smesso di formulare delle possibili alternative.
Una città tutta da creare.
Utopia?
Noi parliamo da un luogo, che non è indifferente, ma non è solo di questo luogo che vogliamo parlare. Anzi.
Ci sta a cuore la scommessa su Bologna, quindi sul nostro presente e sul nostro futuro.
Di questa scommessa noi ci sentiamo parte.
Pensiamo che la città a venire viva già in potenza nella circolazione dei linguaggi e dei saperi, nelle moltissime forme di sperimentazione artistica e culturale, nel reinventare ogni giorno le relazioni e gli spazi.
Giovani (e non solo), chi qui studia e fa ricerca, o dipinge, suona, allestisce spettacoli, chi è in continuo movimento alla ricerca di un lavoro, e molti altri... tutti privi di garanzie adeguate; è di questo che stiamo parlando.
Un tessuto vivo, centrale per la produzione e l’economia metropolitana e tuttavia escluso dalla decisione politica, attaccato frontalmente da cinque anni di cofferatismo.
Una ricchezza enorme, che deve essere riconosciuta, e che reclama i suoi diritti.
Noi, Bartleby, di questa città possibile siamo un piccolo pezzo, un tentativo di dare risposte reali a bisogni e desideri diffusi e altrettanto reali.
Spazi per la produzione artistica, percorsi culturali differenti, momenti di incontro libero e molto altro. Siamo solo un sintomo di come, partendo dal basso e in autonomia, trasformazione e innovazione siano possibili.
Sono state le straordinarie mobilitazioni dell’Onda e la sua spinta costituente a riqualificare i processi della conoscenza e a indicarci questa strada. Ma noi siamo un'anomalia che si vuole generalizzare.
Il dibattito pubblico e politico degli ultimi mesi - elezioni comunali, un nuovo rettore - ha messo al centro tre parole; discontinuità (rispetto alla miseria e alla miopia delle amministrazioni precedenti), eccellenza e innovazione, che ci sembrano decisive rispetto alla scommessa su Bologna.
E' giunto il tempo di voltare pagina: di scommettere su arte, cultura, formazione e innovazione per rilanciare questa città.
Certo servono luoghi di incontro e di produzione liberi, ma anche un welfare contemporaneo e adeguato alle nuove forme del lavoro e della vita metropolitana.
Chi ogni giorno vive, crea e ricrea questa città deve avere diritti, reddito, garanzie.
A partire da Bartleby, da questa parzialità vogliamo aprire un dibattito su questi temi.
Se da un lato siamo un sintomo di un’esigenza diffusa, dall’altro possiamo essere anche un banco di prova: che faranno da domani i nuovi amministratori dell’università e della città?
Che risposte intendono dare a richieste di questa importanza?
Questa lettera vuole essere una sfida e al contempo un invito alla discussione. Invitiamo non solo le istituzioni universitarie e cittadine, ma soprattutto gli studenti, i ricercatori e i precari, gli intellettuali, gli scrittori e gli artisti, e chiunque si senta parte viva e attiva di questa città, e avverta sulla propria pelle l'urgenza dei temi che abbiamo posto, a intervenire e promuovere pubblicamente, già da oggi, questo dibattito, nelle forme che riterrà più opportune.
Confrontiamoci, costruiamo. La posta in gioco è alta. Cambiare Bologna ora!

Bartleby
Lettera da una città a venire - 25 Novembre 2009