LA PAURA è TRISTEZZA

Senza libertà nessuna sicurezza
In questi tempi di crisi vorrebbero farci accettare l’idea di una sicurezza raggiungibile solo attraverso la negazione di diritti e di libertà fondamentali.

Come se per stare un po’ meglio dovessimo per forza compiere rinunce e sacrifici su quanto finora conquistato.
Le nostre città, in nome di questa sicurezza tutta escludente, si stanno trasformando in luoghi sempre meno vivibili per tutt*, dove sono sempre meno i diritti che possiamo esercitare e le cose che possiamo fare liberamente.

Aumenta il controllo poliziesco e nel frattempo si sperimenta la diffusione di sistemi di sorveglianza nuovi, dalle telecamere a circuito chiuso nelle strade e sugli autobus, alle ordinanze per il decoro e contro il degrado che coinvolgono i pubblici esercizi, fino all’introduzione di ronde “civiche” in cui la partecipazione e il protagonismo dei cittadini si misura con la capacità di sospettare e spiare il prossimo.
È una metamorfosi graduale che vede ampliare e moltiplicare le forme ed i soggetti attivi nell’azione di controllo, affiancando ai professionisti della sicurezza nuovi attori – civici, appunto – grazie ai quali realizzare la censura dei comportamenti e degli stili di vita che rendono visibili le nostre differenze e pluri- identità.
I nostri territori rischiano di diventare assuefatti all’esclusione, alla paura del diverso, non più capaci di accogliere, si presentano come spazi chiusi e stretti, oppure aperti ma deserti dove la socialità è ormai bandita perché potenzialmente pericolosa.

Pensiamoci. Velocemente: da quanto tempo non siamo più liberi di girare per il centro senza imbatterci in una ronda in divisa che esamina i documenti di qualche giovane? Quanto poco tempo passerà prima che siano poliziotti in pensione o razzisti con la pettorina a controllarci? Pensiamoci. Ora con più calma: cos’è che vogliamo ma non possiamo fare?

Vogliamo arrivare a fine mese senza paura di restare senza lavoro: la libertà di avere un reddito è sicurezza di vita dignitosa.

Vogliamo partire e arrivare, senza essere respinti e senza essere rinchiusi nei CIE: la libertà di movimento è sicurezza di non morire in mare, è possibilità di sognare un futuro diverso.

Vogliamo città dove nessuno è considerato clandestino: l’uguaglianza di ogni essere umano è sicurezza di rispetto della dignità di tutt*.

Vogliamo un welfare differenziato per genere e provenienza: la libertà di un reddito, di una casa, della salute, dell’istruzione gratuita, di mezzi pubblici gratuiti e notturni sono diritti fondamentali e sicurezza contro la precarietà di vita.

Vogliamo scuole a tempo pieno e classi con bambini che vengano da ogni parte del mondo: la libertà di formarsi insieme è sicurezza di una società senza discriminazioni.

Vogliamo un paese dove il diritto alla salute esista per tutt: la libertà di un migrante di farsi curare è sicurezza di salute pubblica.

Vogliamo fermarci per strada a parlare, suonare e mangiare perché stare insieme ci fa stare bene: la libertà di non avere eserciti, polizia e ronde a ogni angolo è sicurezza della socialità.

Vogliamo poter andare al cinema, a teatro o a un concerto senza doverci fare i conti in tasca: la libertà di fruire di arte e cultura è sicurezza di un sapere come bene comune.

Vogliamo un modello di sviluppo ecocompatibile: la libertà di produrre il giusto è sicurezza del rispetto dell’ambiente.

La sicurezza è libertà di costruire insieme, è gioia nata dalla nostra socialità, è possibilità di autodeterminazione.

La sicurezza non è mai paura, è il comune che possiamo esercitare decidendo insieme: dai nostri corpi alle nostre città.

Io non ho paura